SCUTARI – MERI BUKA

Paulin fa l’idraulico, mentre Meri è un’insegnante. Sono sposati dal 1984 con un matrimonio civile, nel 1986 celebrano il matrimonio cattolico di nascosto. Hanno tre figli, battezzati di nascosto, e due nipotini. Mentre lavoravano durante il regime per 1 kg di pane, zucchero e olio al giorno, Meri contrae la peste e resta in ospedale per mesi. Alla caduta del regime Meri ha realizzato il suo sogno, ha frequentato l’Università a 40 anni ed è diventata Insegnante. Il cognome originario della famiglia di Meri non è Buka, ma Mirdita. Suo padre era Zef Mirdita. Zef a 20 anni frequentava il liceo Illyrikum, fu cofondatore e poi segretario dell’Unione Albanese, nonché grande amico di Gjovalin Zezaj, all’epoca diciassettenne. Venne arrestato con Gjovalin ed altri studenti appartenenti all’associazione. Al processo gli diedero 101 anni che poi furono tramutati in 30, uscì nel 1958 a 32 anni grazie ad un’amnistia, dopo aver trascorso 12 anni nel carcere di Burrell. Una volta libero fu ordinato diacono permanente e cambiò il suo cognome in Buka, per cercare di aiutare le figlie, ormai con un padre “Nemico del popolo”. In prigione Zef, come Gjovalin, non parlò, ma fu torturato in diversi modi. Appena entrato in carcere gli ruppero il naso e gli misero i cavi elettrici nelle orecchie, oltre ad essere bastonato fu vittima di una tortura piuttosto singolare. Gli misero delle pallottole fra le dita stringendole fino a rompergli qualche dito della mano. Oltre a terrorizzarlo una volta simulando una fucilazione.

 

I 39 processati nel 1946. Nel cerchio bianco è presente Gjovalin Zezaj (a destra) e Zef Mirdita (a sinistra).