ALBANIA – SCUTARI – COMUNISMO E PERSECUZIONE RELIGIOSA

 

Nel 1945 l’Albania si liberò dall’occupazione Tedesca, ma si rivelò tutt’altro che un paese libero. Nel 1946 i comunisti presero il potere, guidati da colui che diventerà di lì a poco un dittatore per quasi quarant’anni, Enver Hoxha. Una volta al potere il regime iniziò una vera e propria persecuzione contro tutti coloro che venivano chiamati “Nemici del popolo”, altro non erano che innocenti e contrari al regime comunista. Ci fu, inoltre, un accanimento nei confronti delle religioni, dei cattolici e soprattutto del clero che rappresentava, a quel tempo, la cultura ma soprattutto erano legati al Vaticano, un grosso problema per coloro che perseguivano l’isolazionismo della Nazione e soprattutto l’ateismo.

Gli imprigionamenti e le fucilazioni diventarono cosa comune, gran parte dei torturati e condannati non erano altro che innocenti. Nel primo periodo l’impatto dell’ideologia comunista ,interpretata a suo modo da Hoxha, fu un susseguirsi di imprigionamenti e fucilazioni, condanne a 101 anni, campi di prigionia e di lavoro. Molti furono incriminati con confessioni false fatte firmare sotto tortura, prove costruite ad hoc dalla Sigurimi (allora la polizia segreta) o talvolta da testimonianze false.

Nel 1967 Hoxha dichiarò l’Albania primo Paese al mondo dove l’ateismo di Stato era iscritto nella costituzione. L’articolo 37 recitava: “Lo Stato non riconosce alcuna religione e supporta la propaganda atea per inculcare la visione scientifico-materialista del mondo”. Dopo la rottura prima con la Jugoslavia di Tito e poi l’URSS di Stalin, suo idolo, Hoxha entrò in buoni rapporti con la Cina di Mao e la conseguenza fu una replica della cosiddetta rivoluzione culturale che stava avvenendo in quel paese. Dal 1967 furono distrutte gran parte delle chiese, allontanati o imprigionati quei pochi preti ancora vivi o quantomeno “liberi”, mentre molti edifici religiosi furono trasformati in varie strutture come cinema, club ecc… La povertà era ormai un oppressione almeno quanto lo era il regime stesso, la gente lavorava nelle cooperative per un semplice pezzo di pane, zucchero e olio.

Nel 1977 si aggiunse un nuovo articolo nella Costituzione Albanese, l’articolo 55 che stabilì la reclusione da tre a dieci anni per propaganda religiosa, produzione, distribuzione o immagazzinamento di scritti religiosi. Non si poteva parlare né di religione, né celebrare alcun rito religioso o perfino assegnare nomi religiosi ai propri figli. Hoxha morirà nel 1985, dopo di che il regime crollerà pochi anni dopo, inizio anni ’90, portandosi sulle spalle un vero e proprio genocidio del clero, la distruzione di una cultura e l’oppressione di un popolo che ha visto il sorgere della Democrazia al calare dell’oscurità della dittatura.

Il 2017 è una ricorrenza particolare per l’Albania, sono passati 50 anni da quel 1967 che vide L’Albania diventare l’unico paese al mondo ad avere la persecuzione dell’ateismo scritto nella costituzione. Il Vaticano ha riconosciuto 38 martiri in Odium fidei che l’anno scorso sono stati beatificati da Papa Francesco.